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INTEGRARE CARBOIDRATI NEL CICLISMO

Da quando faccio la nutrizionista sportiva, 11 anni, in cui mi sono formata e aggiornata costantemente ho sempre indicato ai miei atleti di endurance la corretta integrazione di carboidrati oraria, da 30 a 90g per ora, con l’aggiunta, risultata solo evidente 4 anni fa dalla letteratura scientifica, dei 120g per ora per atleti di ultraendurance di élite.

L’ho e lo abbiamo sempre saputo, da almeno 15-20 anni, io non ho inventato nulla, era tutto in letteratura aggiornata e così valeva anche per tutti i miei colleghi che lavoravano e lavorano con serietà e sulla base dell’evidenza scientifica.

Fino a un paio di anni fa, gli atleti si presentavano in studio per chiedere aiuto e rimanevano perplessi quando scoprivano che dovevano integrare carboidrati in quel modo, perché non glie lo aveva mai detto nessuno, anzi gli avevano mille altre scemenze basate solo sul passa parola.

Sembrava di combattere contro i mulini a vento. Certamente, chi si rivolgeva a me, lo faceva già con fiducia perché altri avevano riferito loro dei benefici ottenuti o avevano letto il mio blog. Tutti hanno seguito le indicazioni di integrazione e nutrizione ottenendo notevoli benefici, sia di performance ma anche di salute e prevenzione di infortuni.

Ma se parlavi di questo modo di integrare i carboidrati al di fuori del mondo accademico di nutrizione sportiva (colleghi come me), la gente ti guardava sbarrando gli occhi come a dire

“Che cosa stai dicendo?”

“Chi ti credi di essere?”

“Ne vuoi sapere più dell’allenatore Mario che allena i ciclisti da 30 anni?”

“I professionisti non fanno questo! E se i professionisti non lo fanno allora è sbagliato!”

Tenete presente che anche i professionisti non necessariamente in passato avevano nelle squadre veri nutrizionisti sportivi; avevano medici, avevano allenatori e fisioterapisti e tutti nel mondo della nutrizione si improvvisavano o si basavano su ciò che sentivano dire da altri. Senza parlare delel evetuali raccomandazioni presenti nelle squadre sportive che non necessariamente hanno all’interno i professionisti più preparati…

E soprattutto il mondo dello sport ha un altro difetto. È fatto di gente poco umile. Di uomini (in senso umano che di genere) che pensano di sapere tutto. Se non ti conosce nessuno e oltretutto sei donna la tua parola poteva valere meno di zero.

Nella mia esperienza ho avuto belle e brutte esperienze. Nel mondo del nuoto siamo andati bene, il nuoto è uno sport misto sia maschile e femminile, (ad esempio le competizioni si svolgono contemporaneamente diversamente da altri sport dove contano solo i maschi) e a suo favore vi era il fatto non c’era nessuna cultura della nutrizione o dell’integrazione, i nuotatori non integravano e mangiavano a caso. E’ stato più semplice fare eseguire istruzioni e non creare perplessità.

Nel mondo del ciclismo è stato tutto più complesso perché lì una cultura della nutrizione c’era ma era del tutto sbagliata.

Adesso finalmente ci sono arrivati anche loro, vale a dire l’integrazione è di carboidrati è stata recepita. A molti manca ancora da capire ancora che devono anche mangiare adeguatamente e che non si può fare la fame tutta la vita per pesare 200g in meno sulla bicicletta.

 

Conclusione

Nel mondo di oggi non si può sapere tutto perché le conoscenze sono molto approfondite e complesse e si evolvono velocemente.

E’ importante quindi lavorare in team e affidarsi per ogni aspetto ad uno specialista diverso in modo da poter ottenere il massimo.

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